Archivio | Società RSS feed for this section

Immigrazione, tra ipocrisia e frasi fatte

24 Ott

E’ un po’ che non mi cimento sul Blog, la frenesia degli affari quotidiani mi tiene lontano dalla tastiera e più ancora mi impedisce di impegnarmi in attività introspettive ed impegnative come la scrittura.

In queste settimane però è avvenuto qualcosa che ha riacceso la mia coscienza travolta dagli impegni della “solita vita”;

Parlo della Così detta “Tragedia di Lampedusa”, un evento che ha colpito tutti quanti per l’entità del disastro e per la sofferenza che abbiamo potuto finalmente toccare con mano. Assuefatti come siamo ai sentimenti di plastica che i Reality ci danno in pasto tutti i giorni non ci è parso vero di poter cibare la nostra emotività con una tragedia vera, con sofferenza genuina, tutto questo almeno fino a quando non saremo stufi del nuovo giocattolo e torneremo a volgere la nostra attenzione al nuovo Mostro sbattuto in prima pagina o al nuovo caso umano da sviscerare fino alla nausea.

Ci siamo illusi, o meglio, ci hanno illuso che multare per una cifra tra i 5000 ed i 10000 euro i clandestini che mettono piede in Italia sarebbe stato un grande deterrente. Ci hanno raccontato che rendere la clandestinità un reato avrebbe facilitato l’espulsione di questi disgraziati che approdano sulle nostre spiagge. Ma questo non ha cambiato le cose, ci sono paesi in cui ogni giorno si muore di fame o peggio tra atroci sevizie e sofferenze,, luoghi in cui la vita umana vale meno dello sforzo necessario a premere un grilletto; come possiamo pensare che chi fugge da queste realtà possa aver paura delle nostre sovraffollate e maleodoranti carceri?

La triste realtà è che queste persone fanno una scelta, una scelta che quando viene fatta è influenzata dal terrore quotidiano e dal miraggio del patinato mondo occidentale, o forse pensiamo che una donna gravida di sette mesi si imbarchi in un viaggio di migliaia di chilometri attraverso i deserti ed il mare solo perché è una barbara incosciente che non da valore alla vita della creatura che porta in grembo?

Questo pensiero, lo ammetto, mi ha sfiorato qualche volta, ma la verità è che l’istinto di proteggere ad ogni costo la prole non te lo da il tuo essere acculturato e civilizzato, lo hanno anche gli animali. Quelle donne fanno quella scelta solo perché in quel momento gli pare la meno pericolosa per l’esistenza loro e della creatura che portano in grembo. Questo forse ci da una misura sufficiente di cosa fa fuggire queste persone.

Sfatiamo quindi la prima ipocrisia; si, forse tra questa gente si annida più di un criminale ma la stragrande maggioranza arriva qui non per delinquere ma perché fugge dal crimine fattosi legge.

Qualcuno ci ha anche detto che grazie alla Legge Bossi/Fini gli sbarchi sono crollati del 90%.

Non ci ha mentito, una cifra sparata così però lascia il tempo che trova, dietro quella cifra c’è una realtà e la realtà è che gli sbarchi sono calati perché abbiamo foraggiato un regime, quello di Gheddafi, che ha trattenuto con chi sa quali mezzi quelle persone in Libia. E’ stato un po’ come pagare il pizzo ad un malavitoso perché “Protegga” la nostra attività, del resto siamo un popolo ben “ammaestrato” a queste soluzioni. Per un po’ quegli sciagurati invece di venire ammazzati a casa loro quindi venivano segregati e lasciati morire di fame sulle magnifiche sponde del Mediterraneo meridionale.

A questo punto, chi come me non ha mai visto di buon occhio la politica del “Portateli tutti qui” avrà già smesso di leggere. Anche dietro questo atteggiamento, che ben inteso, è anche il mio, si nasconde un’altra ipocrisia ovvero la convinzione che questa gente venga in Italia a cercare lavoro, a delinquere o a vivere parassitariamente sul nostro malandato stato sociale.

Anche in questo caso i numeri ci dicono che c’è una parte di immigrati che vengono qui per i motivi di cui sopra, ci dicono anche che per la stragrande maggioranza di loro l’Italia è solo un ponte naturale che si affaccia dall’Europa verso l’Africa; un ponte che per queste persone vuol dire: Francia, Spagna, Germania, Inghilterra e così via.

A questo punto abbattute quasi tutte le ipocrisia, ne manca una e quella c’è la terremo, rimane da analizzare il problema con l’occhio di chi vuole analizzare il problema senza preconcetti e senza strumentalizzarlo.

Abbiamo due opzioni: La prima è quella di militarizzare le coste e respingere fisicamente i barconi della disperazione, moriranno delle persone, probabilmente tante, ma alla fine smetteranno di arrivare in massa. Certo, ci sarà sempre qualcuno che ci prova, qualcuno ci riuscirà, qualcuno verrà respinto ed altri moriranno, probabilmente meno di quelli che muoiono adesso e di cui nemmeno ci accorgiamo a meno che non anneghino a poche centinaia di metri dalle nostre spiagge.

Questa soluzione può essere attuata in due modi, da soli o con l’Europa. La seconda opzione è assolutamente fuori discussione perché l’Europa, intesa come entità Politica, ha deciso da tempo che il problema è dell’Italia, al massimo arriva qualche Euro per aiutare a gestire le emergenze, ogni tanto arriva qualche motovedetta ma nulla di più.

Qualcuno a Bruxelles ci ha detto che quando ci sono state le guerre nei Balcani la Germania ha fatto tutto da sola e quindi dobbiamo arrangiarci. Le guerre nei Balcani però sono durate una manciata di anni e quegli stessi paesi in buona parte oggi sono Parte dell’Europa o stanno per diveltarlo. Quello che accade nel mediterraneo è qualcosa di differente, è un fenomeno assolutamente epocale che dura da decenni e che terminerà solo quando il Gap economico tra il Nord ed il Sud del Mondo non si sarà annullato, per un verso o per l’altro.

la risposta dell’Europa è semplicemente Ipocrita ma a me interessano le nostre di ipocrisie, la loro Ipocrisia però ci da una certezza, ovvero che qualora volessimo respingere i barconi con la forza dovremmo farlo da soli. Quindi? Quindi parliamo del nulla, la nostra Costituzione non ci permette di attuare una politica simile e tantomeno c’è lo permettono le nostre forze, senza parlare poi di cosa questo comporterebbe a livello Europeo dove gli Ipocriti al di la delle Alpi ci sbranerebbero per la nostra disumanità.

C’è solo una soluzione a breve termine ed è quella di approntare un sistema di accoglimento Europeo, bisogna aprire le ambasciate in nord Africa e permettere a questa gente di fare domanda direttamente li, caricare chi ha diritto su traghetti appositamente messi in servizio, e portare questi rifugiati in Europa scegliendo i paesi di destinazione secondo criteri condivisi.

La restante parte, ovvero secondo le stime, circa il 10/15% di coloro che attraversa il mediterraneo vanno trattati come clandestini, ma questa è un’altra storia. Certo parleremmo comunque di numeri molto inferiori.

Rimane l’ultima ipocrisia, quella dicevo che c’è la terremo, infatti è così. teniamoci i nostri finti sentimenti di raccapriccio per le tragedie di questi disperati e almeno fino alla prossima bravata di Balotelli.

Fabik

Annunci

Cyberpunk

16 Mag

Oggi parlavo con un amico, un amico virtuale visto che ho avuto la sfortuna di conoscerlo solo in rete.

E’ una persona di grande cultura, una di quelle che al giorno d’oggi è molto raro incontrare, spesso è pedante ed arzigogolato ma ha una cultura davvero smisurata che per me è di grande stimolo per riflettere e guardare al mondo che ci circonda in maniera differente.

Che mondo abbiamo intorno? Le nostre sono ancora società genuinamente democratiche o forse non è più così?

Questo è un interrogativo del tutto legittimo, un interrogativo che dovremmo porci se davvero vogliamo capire cosa accade attorno a noi. Siamo abituati a pensare al mondo Occidentale come alla luce nell’oscurità, l’unico luogo dove l’uomo ha sviluppato una società democratica, liberale e nello stesso tempo attenta al sociale?

Ma è così?

La società non è qualcosa di statico ed immutabile; nasce, si evolve, attraversa momenti di crisi ma poi arriva alla sua età dell’oro, alla fine si ingrigisce, si crogiola nei suoi successi, diventa l’ombra di se stessa, una vile caricatura tronfia del passato e vile nei confronti di quel cambiamento che è stato la sua linfa vitale, alla fine muore.

Forse la società occidentale è al crepuscolo, in fondo le nostre democrazie sono tutte in profonda difficoltà, non riescono a dare risposte, ormai sono ripiegate su se stesse a difendere la loro stessa esistenza e chi le governa. Il Popolo, quello stesso popolo che le ha elette, coltivate ed idolatrate è un virus da cui difendersi.

E’ realmente democratico un paese incapace di cambiare i propri governanti?

E’ democratico un paese in cui si cerca di imporre una legge per tutto per poi lasciarla lettera morta?

E’ democratico un paese in cui il sistema conta più dei cittadini?

E’ soprattutto l’ultima domanda quella che conta, il sistema ha senso se serve il cittadino, in caso contrario è pura vessazione.

Comprereste un’auto che non vi porta da nessuna parte ma vi costa un’occhio della testa da mantenere?

Io no, ma il nostro sistema oggi è come quella macchina.

Sono sempre stato un amante della fantascienza, sia quella degli anni doro dei vari Anderson o Asimov che di quella moderna, sono convinto che molto spesso questo bistrattato genere letterario sia precursore dei tempi.

Ancora una volta nella fantascienza vedo un possibile futuro, in futuro che latentemente è già tra noi ma che prende corpo, così lentamente che non c’è ne accorgiamo nemmeno.

Dove stiamo andando? Forse stiamo andando verso un mondo simile al Cyberpunk: ovvero la libertà assoluta dell’individuo che può fare della sua vita quello che vuole nell’anarchia più totale ma senza avere la minima influenza su un sistema autoritario para-democratico che si autoalimenta per favorire le elite corporative.

Un mondo infarcito di tecnologia, in cui l’uomo e la macchina si fondono mentre la realtà virtuale si fonde con quella reale. Un mondo in cui siamo tutti interconnessi ma in cui siamo soli perché non c’è più il contatto con la realtà. E’ più facile chattare, scambiarsi messaggi, guardarsi al di la di un’interfaccia che non incontrarsi. Il nuovo oppio dei popoli è la libertà di rinchiudersi in un mondo su misura mentre il mondo, quello vero, va a rotoli.

Io non uscirei mai, sì, per negligenza, un affronto non ben lavato, la coscienza, gialla ancor di dormita, nell'angolo dell'occhio, con l'onore gualcito, gli scrupoli in ginocchio, ma io proceso e sono, in piena lucentezza, piuma d'indipendenza, pennacchio di franchezza.

CodiceSociale

Se è illegale per un uomo provvedere a se stesso, come si può pretendere da lui che resti nel giusto…?!