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Cyberpunk

16 Mag

Oggi parlavo con un amico, un amico virtuale visto che ho avuto la sfortuna di conoscerlo solo in rete.

E’ una persona di grande cultura, una di quelle che al giorno d’oggi è molto raro incontrare, spesso è pedante ed arzigogolato ma ha una cultura davvero smisurata che per me è di grande stimolo per riflettere e guardare al mondo che ci circonda in maniera differente.

Che mondo abbiamo intorno? Le nostre sono ancora società genuinamente democratiche o forse non è più così?

Questo è un interrogativo del tutto legittimo, un interrogativo che dovremmo porci se davvero vogliamo capire cosa accade attorno a noi. Siamo abituati a pensare al mondo Occidentale come alla luce nell’oscurità, l’unico luogo dove l’uomo ha sviluppato una società democratica, liberale e nello stesso tempo attenta al sociale?

Ma è così?

La società non è qualcosa di statico ed immutabile; nasce, si evolve, attraversa momenti di crisi ma poi arriva alla sua età dell’oro, alla fine si ingrigisce, si crogiola nei suoi successi, diventa l’ombra di se stessa, una vile caricatura tronfia del passato e vile nei confronti di quel cambiamento che è stato la sua linfa vitale, alla fine muore.

Forse la società occidentale è al crepuscolo, in fondo le nostre democrazie sono tutte in profonda difficoltà, non riescono a dare risposte, ormai sono ripiegate su se stesse a difendere la loro stessa esistenza e chi le governa. Il Popolo, quello stesso popolo che le ha elette, coltivate ed idolatrate è un virus da cui difendersi.

E’ realmente democratico un paese incapace di cambiare i propri governanti?

E’ democratico un paese in cui si cerca di imporre una legge per tutto per poi lasciarla lettera morta?

E’ democratico un paese in cui il sistema conta più dei cittadini?

E’ soprattutto l’ultima domanda quella che conta, il sistema ha senso se serve il cittadino, in caso contrario è pura vessazione.

Comprereste un’auto che non vi porta da nessuna parte ma vi costa un’occhio della testa da mantenere?

Io no, ma il nostro sistema oggi è come quella macchina.

Sono sempre stato un amante della fantascienza, sia quella degli anni doro dei vari Anderson o Asimov che di quella moderna, sono convinto che molto spesso questo bistrattato genere letterario sia precursore dei tempi.

Ancora una volta nella fantascienza vedo un possibile futuro, in futuro che latentemente è già tra noi ma che prende corpo, così lentamente che non c’è ne accorgiamo nemmeno.

Dove stiamo andando? Forse stiamo andando verso un mondo simile al Cyberpunk: ovvero la libertà assoluta dell’individuo che può fare della sua vita quello che vuole nell’anarchia più totale ma senza avere la minima influenza su un sistema autoritario para-democratico che si autoalimenta per favorire le elite corporative.

Un mondo infarcito di tecnologia, in cui l’uomo e la macchina si fondono mentre la realtà virtuale si fonde con quella reale. Un mondo in cui siamo tutti interconnessi ma in cui siamo soli perché non c’è più il contatto con la realtà. E’ più facile chattare, scambiarsi messaggi, guardarsi al di la di un’interfaccia che non incontrarsi. Il nuovo oppio dei popoli è la libertà di rinchiudersi in un mondo su misura mentre il mondo, quello vero, va a rotoli.

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Io non uscirei mai, sì, per negligenza, un affronto non ben lavato, la coscienza, gialla ancor di dormita, nell'angolo dell'occhio, con l'onore gualcito, gli scrupoli in ginocchio, ma io proceso e sono, in piena lucentezza, piuma d'indipendenza, pennacchio di franchezza.

CodiceSociale

Se è illegale per un uomo provvedere a se stesso, come si può pretendere da lui che resti nel giusto…?!